sabato 9 novembre 2013

purtroppo basta poco, basta poco per fortuna

Basta poco per deprimersi. Un po’ di sonno, un po’ di pigrizia, un po’ di ritardo. Basta poco. Un attimo, una notizia. I capelli sporchi e le sopracciglia da fare. L’orlo dei jeans che striscia sull’asfalto bagnato e poi batte sulle tue caviglie nude, mentre stai correndo per non perdere il treno. Un brivido di freddo. L’azione che non avresti voluto fare, ma che hai fatto e rifatto e rifarai. Le parole che non avresti voluto dire, ma che hai detto e ridetto e dirai ancora. Un senso di colpa, una distrazione, un dubbio, un dito nella piaga. Basta poco e la tua giornata diventa tutta sbagliata, frammento di un’esistenza tutta sbagliata. E senza senso.
Basta poco per ritrovare la serenità. Un bacio, una canzone, un cuore che batte. Basta poco. Un attimo, una sorpresa. Mettere l’acqua per la pasta e accendere una candela. Pensare ai viaggi e a tutte le cose divertenti che potresti fare e che farai, forse, alle sensazioni che proverai. L’entusiasmo degli inizi, il venerdì sera, la vigilia di Natale. Quel foglio bianco, quell’abbraccio, quel “grazie”. Un film e poi tornare a casa. Basta una persona, una sola persona al tuo fianco, dalla tua parte. Basta poco e quella stessa giornata diventa perfetta.

martedì 10 settembre 2013

sonetto a Maierà

Tante graziose casette felici
siedon sul monte di fronte al mare,
anfiteatro che sembra toccare
il cielo tinto di azzurre vernici.

Il sole scalda le verdi pendici
che han cullato persone a me care,
umile Olimpo, paese solare
in te riposan le mie radici.

Nubi di lana traversan le strade,
fra fronde e frasche fri fri di cicale,
terra feconda, oasi di quiete

fresca sorgente che placa la sete,
il mondo cambia, tu rimani uguale
inermi aspettano le tue contrade.


giovedì 29 agosto 2013

10 cose che ho notato (e scoperto) durante le vacanze


1) Le settimane centrali di agosto sono il periodo peggiore per andare in vacanza – Sovraffollamento, traffico, pallonate, schizzi d’acqua indesiderati, caos. Ho sempre vissuto serenamente tutto questo, anzi, lo consideravo parte integrante del divertimento estivo, ma quest’anno non l’ho proprio sopportato. Non mi sarò mica imborghesita con il matrimonio?!?
2) Non riesco a leggere un libro senza una matita in mano – Per sottolineare, scrivere, scarabocchiare.
3) Il treno ad alta velocità è meglio dell’aereo, ma non arriva in Calabria – Si ferma a Salerno, dove comincia la tratta “Aspetta e Spera”.
4) La competitività della gente non va in vacanza.
5) Se vai al mare devi essere a-a-abbronzatissima – Quest’anno ho usato una crema solare ad alta protezione. Di solito non supero mai un SPF 20, ma avevo quel tubo di Vichy (costato pure parecchio) rimasto dal viaggio in Messico che non volevo buttare via, allora mi sono detta “quest’anno più protezione e meno abbronzatura!”. Se non che, sono stata travolta da uno tsunami di commenti del tipo:Come sei bianca! – Ciao mozzarellina!! – Non stare sempre sotto l’ombrellone!!! – Hai poca melanina tu, vero? – Vuoi un po’ d’olio solare?? – Ma sei malata???”. Il sole fa davvero male.
6) Tutti chiamano “api” le “vespe”, ma non è per niente corretto nei confronti delle api! Le api sono le instancabili e utilissime creature che fanno il miele e impollinano i fiori. Le vespe sono le stronze che ti danno il tormento mentre mangi e, se provi a ribellarti, ti pungono pure!
7) Non sono l’unica che ha studiato per il puro desiderio di studiare – E non per diventare “dirigggente”.
8) Le meduse rosa (non quelle de Le Iene!) sono bellissime – A casa vorrei un acquario pieno solo di meduse rosa.
9) Ho avuto la presunzione di volere tutto e subito, dando per scontato che le cose sarebbero andate secondo i miei piani – Non sono stata umile.
10) Il tempo è così poco e io sono sicura che deve esserci qualcosa di più…

martedì 6 agosto 2013

essere curiosi e credere in qualcosa…

Intervista a:

E.
24 anni, leone
Segretaria
  1. Sei contenta del luogo in cui abiti e dell’Italia in generale oppure vorresti abitare da un’altra parte?
    A casa mia coi miei sto bene! Anche se, sinceramente, sono arrivata a una certa età e non mi dispiacerebbe un po’ di autonomia e indipendenza… Quindi, appena potrò, andrò a vivere da sola.
    Dell’Italia in generale, per quanto riguarda i luoghi turistici nulla da dire, assolutamente stupendi. Però per la politica e cose varie…no, per niente contenta!
  2. Hai mai dato un passaggio in macchina a uno sconosciuto? Lo faresti mai?
    Ho preso la patente l’altro giorno! Per adesso non mi è ancora capitato! Comunque penso proprio che non lo farei mai, non mi fido.
  3. Hai mai aiutato un amico o un’amica ubriaco/a a tornare a casa?
    Sì ed è stato molto divertente! Eravamo a piedi, non era proprio ubriaco, solo un po’ brillotto! Troppo divertente!
  4. La borsa più costosa che hai acquistato o che ti hanno regalato.
    Costosissime no, mai. Carpisa, tanto per intenderci! Non so quanto l’abbiano pagata…
  5. Perché, secondo te, le ragazze vanno sempre in bagno in coppia quando sono in un locale? Lo fai anche tu?
    Allora, per quanto mi riguarda…io posso anche andar da sola! Però mi faccio accompagnare da un’amica perché spesso e volentieri non si chiude bene la porta, allora si chiede all’amica di tenerla chiusa così non entra nessuno. Può essere dovuto alla nostra fobia di essere viste mentre facciamo pipì… Una fobia femminile, i ragazzi fanno la pipì uno davanti all' altro!
  6. La tua virtù preferita.
    L’allegria, la spensieratezza. Essere solari, positivi. Quelli troppo musoni non mi piacciono. Poi un’altra cosa che mi piace tanto è la curiosità, bisogna essere curiosi nella vita, fare tante domande!
  7. Tre cose, in generale, che ti fanno schifo.
    La cattiveria gratuita. I pregiudizi: tipo quando una persona non sa niente di te, ma ti giudica o magari si sta parlando in generale di un argomento e tu esprimi un tuo parere e questa persona ti contraddice ma senza sapere tutta la tua storia. Quello che una persona dice è legato ai suoi trascorsi, alle sue esperienze e se tu non conosci quelle esperienze, non conosci il suo passato, non la puoi giudicare. Le persone che giudicano sono fondamentalmente cattive perché vogliono metterti in cattiva luce.
    Un’altra cosa che mi fa schifo è la politica e poi…gli scarafaggi! Però poverini! Quando arriva in ufficio il tizio che li deve uccidere, gli dico “Sei proprio un assassino!”. Mi fanno impressione, sono un po’ bruttini, però non li uccido, li prendo con la paletta e li porto fuori!
  8. Una lettura che ti ha appassionato e che ricordi con piacere.
    Il piccolo principe
    di Antoine de Saint-Exupéry. Bellissimo.
  9. Film e/o telefilm preferiti.
    Il re leone
    della Disney e I passi dell’amore, tratto dal romanzo di Nicholas Sparks. Sono i primi che mi vengono in mente, poi ce ne saranno tanti altri.
  10. Il tuo colore preferito.
    Il giallo. Tutti i colori caldi.
  11. Credi in Dio? In cosa credi?
    Credo che ci sia qualcosa. Magari qualcosa c’è… Non lo so, è strano come credo io… Secondo me, la cosa più importante è credere in qualcosa. Qualsiasi cosa sia, Dio o qualcos’altro, credere in quella cosa.
  12. Secondo te, c’è vita dopo la morte? Se sì, che tipo di vita è? Com’è, secondo te, il paradiso?
    Spero di sì. In realtà, sono come San Tommaso: se non vedo, non credo. Nella mia vita ci sono persone che ho conosciuto e se ne sono andate e mi chiedo perché, se esistono ancora, non si sono manifestate in qualche modo? Non lo so. Spero siano da qualche altra parte adesso, che si siano reincarnate in qualcosa di bello. Uno ci spera sempre.
    Il paradiso è una figata! Ci ritroviamo tutti là e festa a tutt' andare!

martedì 9 luglio 2013

seduta sulla banchina della baia...

 
I'm sittin' on the dock of the bay
Watchin' the tide roll away,
I'm just sittin' on the dock of the bay
Wastin' time



Mi capita spesso di canticchiare questa e altre canzoni americane degli anni 60/70, pensando alla bella città di San Francisco. Più di due mesi fa, sono arrivata negli Stati Uniti con in mente solo New York e convinta che nessun’altra città mi avrebbe entusiasmato di più. Poi ho conosciuto the City by the Bay. Le strade scoscese, la baia elegante, il delizioso molo 39, la colorata Chinatown (più caratteristica di quella newyorkese), l’imponente Golden Gate Bridge (molto più bello del Brooklyn Bridge), l’emozionante skyline notturno… Non posso dire che mi sia piaciuta più di New York, ma ha sicuramente fatto breccia nel mio cuore.
Tuttavia, come ogni città, anche San Francisco ha i suoi aspetti negativi: la filosofia del “vivere e lasciar vivere”, già notata e apprezzata in quel di New York, raggiunge a Frisco le conseguenze più estreme e spiacevoli. La città è infatti disseminata di barboni, spacciatori e drogati e in alcune zone del centro, in pieno giorno, ho avuto un po’ paura. Peccato. D'altronde le città perfette sono un’utopia.

Nella mia vita ho visto parecchie città e mi è difficile dire quale sia la migliore in assoluto: in realtà ognuna è bella a modo suo. Comunque, se dovessi sceglierne una, direi Parigi. La città più bella del mondo per me è lei. Dal punto di vista estetico, la capitale francese è insuperabile e non mi stancherò mai di ammirarla, contemplarla, sognarla. Eppure, strano ma vero, Parigi non è al primo posto nella mia personale classifica di città in cui vivrei. Eh sì! In un mondo ideale, vorrei vivere nei dintorni di New York oppure a Dublino, o, come terza scelta, a Londra. Nonostante le mie amatissime origini meridionali, in cuor mio mi sento più “nordica” e “anglosassone”, più fredda, schiva e solitaria rispetto ai miei conterranei. Non vivrei mai in una città troppo “caliente” tipo Barcellona o Napoli. Bellissime, senza alcun dubbio! Ci andrei volentieri in vacanza e le amerei per tutta un’estate…ma il caldo (in senso letterale e figurato) dopo un po’ mi stanca e con l’arrivo di settembre vorrei tornare al Nord e all’umida malinconia del suo autunno, all’allegra letargia del suo inverno, alla fresca speranza della sua primavera…
Forse è proprio Milano la città giusta per me, a metà strada tra Nord e Sud, tra la mia indole e le mie origini.
Mondo ideale, mondo reale, che importa in fondo? I luoghi che più ho amato sono nel mio cuore, sempre con me. E quando sono qui, sono anche là… Ora, ad esempio, sono seduta sulla banchina della baia, guardando la marea rotolare via, seduta sulla banchina della baia, perdendo tempo…

domenica 23 giugno 2013

Sex and the City 2

Parlando di questo film, c’è chi ha detto “146 minuti di noia” e più di una persona ha definito le quattro protagoniste “vecchie patetiche”. A me Sex and the City 2 è piaciuto. Certo, il film che l’ha preceduto nel 2008 è stato più avvincente perché c’erano delle storie in sospeso e Carrie non era ancora riuscita a mettere la fede al dito di Mr. Big. Ora i problemi delle quattro amiche sono più ordinari e meno sensazionali: routine matrimoniale, maternità, lavoro, menopausa. C’è poco sesso e poca città ma l’atmosfera che si respira è quella di sempre. “Le quattro donne etero che si comportano da maschi gay” (a detta delle sorelle di Marge dei Simpson) sono ancora brillanti, affascinanti, ironiche e glamour. Vecchie patetiche? Per me la moda, il divertimento e l’amicizia non hanno età.

venerdì 21 giugno 2013

Gatsby, Gump e la speranza




Come Jay Gatsby, Forrest Gump ha un’eccezionale propensione alla speranza. Entrambi, inoltre, sono dei “diversi” all’interno della società: il primo a causa delle sue umili origini e il secondo per via del suo quoziente intellettivo inferiore alla media. Ma tutti e due si prodigano per conquistare il loro spazio nel mondo e ci riescono alla grande, perché mossi dall’amore per Daisy e Jenny, un amore unico e totalizzante che li porta a sperare, sempre. A sperare, però, in due modi diversi. Gatsby, fermo sul suo molo, stregato dalla luce verde, aspetta l’arrivo di Daisy che abita dall’altra parte della baia. Gump corre. Gatsby desidera replicare la parte bella del passato, i ricordi felici…e alla fine annega nel passato più miserabile. Gump corre e si lascia il passato alle spalle e poi chissà…sarà quel che vuole il destino o il caso o, forse, le due cose. 

 “Non lo so se mamma aveva ragione, o se ce l'ha il Tenente Dan... non lo so... se abbiamo ognuno il suo destino o se siamo tutti trasportati in giro per caso come da una brezza... ma io credo, può darsi le due cose, forse le due cose capitano allo stesso momento”.

mercoledì 12 giugno 2013

we are invincible

Ieri sera sono andata al concerto dei Fun. all’Ippodromo del Galoppo di Milano. Un bel concerto. C’era poca gente, eppure il cantante, Nate Ruess, visibilmente emozionato, non ha mai smesso di ringraziare l’esiguo pubblico – che, probabilmente ai suoi occhi, sembrava una folla immensa – per la presenza e il grande affetto. L’ho trovata una cosa carina, per nulla scontata.
Comunque, mentre la band suonava Carry On, nel momento del grandioso coro finale, ho pensato ai Queen del leggendario Live Aid di Wembley nel 1985 e alla loro We Are the Champions. Altri tempi quelli, tempi in cui non c’era tempo per i perdenti e si poteva essere, nel ricco Occidente, veramente invincibili dal punto di vista sociale ed economico. 


We Are the Champions era il grido di un trionfo. Il “We are invincible dei Fun. è il grido di una generazione che si è persa, ma non vuole morire senza aver lasciato traccia di sé. Una generazione precaria che vuol farsi sentire e credere in sé stessa, nonostante tutto. La mia generazione, quella nata negli anni Ottanta, quando il mondo occidentale cantava We Are the Champions...
Noi non saremo campioni, ma siamo stelle splendenti, siamo invincibili, siamo quelli che siamo. Insomma, esistiamo e speriamo e ci diamo da fare anche da disoccupati. Cari posteri, ecco la nostra voce:
Cause we are
We are shining stars
We are invincible
We are who we are
On our darkest day
When we're miles away
So we'll come
We will find our way home

venerdì 7 giugno 2013

...risospinti senza sosta nel passato?

Baz Luhrmann non mi ha deluso neanche questa volta. Adoro i suoi film romantici e ultra-pop e ho apprezzato Il Grande Gatsby al pari degli altri. Le tre cose che mi sono piaciute di più in quest’ultima pellicola del regista australiano sono la bravura degli attori, il personaggio di Nick Carraway e la storia.



Oltre ad avermi fatto battere il cuore come ai tempi di Titanic, Leonardo DiCaprio ha dimostrato ancora una volta il suo grande talento meritevole di Oscar, che purtroppo però non riesce mai a vincere. Anche Carey Mulligan è perfetta nel ruolo della volubile e ingrata Daisy Buchanan. La vicenda di Nick Carraway, interpretato dal bravo Tobey Maguire, ha avuto meno spazio qui  rispetto al romanzo, ma il personaggio si è comunque guadagnato l’importante e suggestiva cornice narrativa del film in cui lo vediamo guarire dalla depressione grazie alla scrittura che è la sua vocazione, il suo destino.
Per quanto riguarda la storia, mi è piaciuto molto come il regista l’ha raccontata, ma il più grande merito va ovviamente a chi, nei ruggenti Anni Venti, l’ha concepita: Francis Scott Fitzgerald. Una storia che conosco dai tempi dell’università, quando dovetti leggerla per un esame di letteratura inglese e ne rimasi subito affascinata. Dopo aver visto il film, ho ripreso in mano il libro. Quando leggo, sottolineo sempre le frasi che mi colpiscono di più, le più belle, curiose o significative per me. Ecco alcuni dei passaggi che sottolineai allora:


‘I’m Gatsby’, he said suddenly.


I am one of the few honest people that I have ever known.


‘…trying to forget something very sad that had happened to me long ago’.


‘We haven’t met for many years,’ said Daisy, her voice as matter-of-fact as it could ever be.
‘Five years next November’. The automatic quality of Gatsby’s answer set us all back at least another minute.


He wanted nothing less of Daisy than that she should go to Tom and say: ‘I never loved you’.


His heart beat faster and faster as Daisy’s white face came up to his own. He knew that when he kissed this girl, and forever wed his unutterable visions to her perishable breath, his mind would never romp again like the mind of God. So he waited, listening for a moment longer to the tuning-fork that had been struck upon a star. Then he kissed her. At his lips’ touch she blossomed for him like a flower and the incarnation was complete.


…there was no difference between men, in intelligence or race, so profound as the difference between the sick and the well.


His wife and his mistress, until an hour ago secure and inviolate, were slipping precipitately from his control. Instinct made him step on the accelerator with the double purpose of overtaking Daisy and leaving Wilson behind…


'She never loved you, do you hear?’ he cried. ‘She only married you because I was poor and she was tired of waiting for me. It was a terrible mistake, but in her heart she never loved any one except me!’


‘I did love him once – but I loved you too’.


‘No… I just remembered that today’s my birthday’. I was thirty. Before me stretched the portentous, menacing road of a new decade.


So we beat on, boats against the current, borne back ceaselessly into the past.


Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato. È proprio così? Ci sembra di andare avanti e invece siamo fermi al punto di partenza? In parte è vero. Io sono qui a scrivere su questo blog come nel lontano 2008 e con la testa ancora piena di sogni… Forse però qualcosa è cambiato, forse riusciamo comunque a fare qualche piccolo e impercettibile passo in avanti nonostante la corrente contraria della vita.

Nel prossimo post parlerò di un altro personaggio letterario e cinematografico che, come Jay Gatsby, ha “un’eccezionale propensione alla speranza”…


martedì 28 maggio 2013

gente di New York

Queste strade ti faranno sentire nuovo di zecca, grandi luci ti daranno l’ispirazione. Jay-Z e Alicia Keys hanno ragione: le strade e le luci di New York hanno il potere di rigenerarti, di rivelarti cosa vuoi fare, cosa vuoi essere. Ma cosa sarebbe l’asfalto sporco e fumante della Grande Mela senza le folle che lo calpestano? Cosa sarebbero i suoi giganti di cemento illuminati e colorati senza le minuscole creature che li animano? L’ingrediente fondamentale di New York è la sua gente. Gente sempre di corsa come il tempo che è denaro e che non va sprecato, ma va vissuto, investito, goduto, spremuto fino all’ultimo secondo. Gente che vive e lascia vivere perché la vita è troppo breve per viverla come dicono gli altri e non come dici tu. È questa la vera rivoluzione e rivelazione che si insinua, attraverso il frastuono urbano, nel silenzio del tuo cuore: sei libero! Libero finché la tua libertà non invade quella degli altri, ovvio – altrimenti tolleranza zero – ma sei libero! Dai giudizi e dai pregiudizi. Libero di vestirti come vuoi, di cambiare lavoro, carriera, attività e vita a qualsiasi età, libero di avere più di un lavoro, libero di essere ricco, povero, bello, brutto, grasso, magro, manager, barbone, impiegato, precario, dogsitter, artista. Libero di appartenere a qualsiasi etnia: da qualsiasi luogo arrivi, ti senti a casa perché il mondo è tutto lì.
Non sto dicendo che vorrei scappare dall’Italia e andare in America, non è esattamente così. Io sono contenta di vivere in provincia di Milano, davvero! Negli Stati Uniti ho visto paesini in campagna o in mezzo al deserto e città come Phoenix che in confronto la mia Garbagnate Milanese è una metropoli da sogno! Ma se potessi cambiare qualcosa del posto in cui vivo, cambierei sicuramente la mentalità e l’atteggiamento di molta gente. Quando esco, vorrei essere ignorata come mi ignoravano i newyorkesi. I loro occhi non mi scrutavano dall’attaccatura dei capelli fino alle scarpe, erano piuttosto fissi a terra o in aria sognanti, oppure su un libro, un giornale, un telefono, un tablet. Le loro orecchie non erano impegnate ad appropriarsi degli affari altrui, ma ascoltavano musica di ogni genere o si lasciavano cullare dai rumori della città. Dalle loro bocche non uscivano luoghi comuni, sentenze approssimative, commenti allusivi, frecciatine, discorsi inutili e banali, parole destinate a scoraggiarti, frasi che vogliono sembrare disinteressate, preoccupate e dispiaciute ma sono in realtà cariche di curiosità, di malizia e d’invidia. Dalle loro bocche spesso non usciva proprio un bel niente, perché lì anche le parole, come il tempo e il denaro, non vanno sprecate. 
La gente di New York è discreta, solitaria, individualista, gente che pensa ai cazzi propri, ma con un valore aggiunto: quando capiscono che sei in difficoltà, i newyorkesi non esitano ad aiutarti. E senza voler sapere chi sei e cosa fai nella vita, se hai la casa di proprietà o sei in affitto, se lavori a tempo indeterminato o sei disoccupato. Gli basta sapere che hai risolto il tuo problema e che è tutto ok.

lunedì 25 marzo 2013

Giorgia e la rinascita

Intervista a:
Giorgia
40 anni, leone
Organizzatrice di eventi

1. Descrivimi la tua casa ideale, dei sogni.
La mia casa ideale è una casa stile provenzale, sul mare, direttamente sul mare. Con tante vetrate, molto luminosa e con un bel giardino.

2. Ti ricordi qualche figuraccia fatta da ubriaca?
No, non mi ricordo. Ne ho fatte molte, ma… Una però la ricordo, forse la posso dire. So che mi hanno trovata in una pizzeria ed ero dentro una fontana, ma per fortuna questa fontana era vuota, non era piena d’acqua! Insomma in questa pizzeria c’era sta fontana e io ci ero finita dentro, ubriaca. 

3. Hai mai rubato qualcosa?
Da piccola ho rubato una o due caramelle al mercato e poi mi è venuto un senso di colpa…pensavo che mi portassero in galera! Un’altra volta, alla fiera del libro, vent’anni fa, ero con mia cugina e avevamo scommesso su un libro di Dacia Maraini, ricordo bene. Tutte e due dovevamo rubare questo libro. Io, con nonchalance, l’ho preso, lei invece non è riuscita, infatti poi gliel’ho regalato. 

4. Hai mai dato soldi in beneficenza? Cosa ne pensi?
Sì. Credo nella beneficenza, ma sono anche diffidente. Secondo me la beneficenza va fatta alle persone che si conoscono o comunque agli enti di cui si può verificare la veridicità. Questa per me è la vera beneficenza. Ho provato a farla a degli enti famosi, però ho smesso da quando in televisione hanno denunciato casi in cui parte dei soldi non sono andati dove sarebbero dovuti andare…

5. Sei permalosa?
Sì. Tanto. Non metto il muso per giorni e giorni, quello non lo faccio più. Però le faccio notare tutte, ecco! Questo è il mio modo di essere permalosa.  

6. La qualità che preferisci nelle persone.
La sincerità.

7. Tre cose, in generale, che ti fanno schifo.
Le guerre e tutte le armi nucleari, atomiche, tutte in generale. La disonestà. La violenza verbale e fisica sul genere umano.

8. Una lettura che ti ha appassionato e che ricordi con piacere.
Io adoro Natalia Ginzburg e mi ricordo molto bene Lessico Famigliare. È un racconto della sua famiglia ai tempi del dopoguerra. L’ho letto tantissimi anni fa, ero alle medie e all’epoca era la mia scrittrice preferita, anche se non è proprio una scrittrice per adolescenti visti gli argomenti forti e profondi che tratta.

9. Film e/o telefilm preferiti.
Telefilm: Friends, il mio preferito in assoluto, mi piace tantissimo! Film: Dirty Dancing.

10. Il tuo colore preferito.
Rosso!

11. Credi in Dio?
No.
In cosa credi?
Sono buddista e il buddismo crede nella dignità della vita di ogni essere umano vivente e non vivente. La dignità per il buddismo esiste anche dopo la morte. Dopo la morte rimani latente, nascosto per un certo periodo di tempo, dopodiché rinasci, rivivi non si sa in quale vita e in quale forma però rinasci e hai la possibilità di riscattare, di correggere gli errori, gli sbagli che hai commesso nella vita precedente e quindi di purificarti e migliorarti sempre di più. 

12. Secondo te, c’è vita dopo la morte?
No. O meglio, c’è una fase di “blackout” in cui si è in attesa. Dopo questa fase si rinasce.
Se dovesse esserci una vita eterna dopo la morte, tu come la vorresti?
Io vorrei una vita molto serena, tranquilla, sicura, stabile. E vorrei rinascere donna, ma più importante di questo sarebbe la stabilità, la sicurezza. Questo non significa una vita senza ostacoli, senza sofferenze, perché non esiste. La sofferenza ti porta ad aumentare la tua felicità, quindi a sforzarti e a prolungare la tua vita in questa esistenza.

domenica 13 gennaio 2013

Serena...solo con gli amici animali

Intervista a:
Serena
27 anni, capricorno

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1. Se ti dico “casa sicura”, cosa ti viene in mente?
La famiglia. La casa sicura è una casa con una famiglia. Per me la famiglia è importante, o meglio, lo era fino a qualche tempo fa. Sono stata cresciuta con i valori di una famiglia unita e rispettosa del matrimonio, ma poi in realtà sono successe delle cose all’interno della famiglia stessa… Mia mamma ha trovato un altro uomo di nascosto quindi ha un po’ distrutto i valori con cui mi ha cresciuta, che sono fondati poi su quelli della Chiesa, ecc. Credo ancora nella famiglia, ma non nella mia.


2. Hai mai organizzato una festa con tanti amici, musica alta, alcolici e altro a casa dei tuoi genitori nella tua adolescenza?
Sì! E parecchie anche! Con vomitate di gruppo in bagno, tutti belli sbronzi!

3. Sei una conquistatrice?
Sì. Nel lavoro, ad esempio, ho imparato, dopo varie prese in giro e colpi alla schiena, a diventare una conquistatrice. Se voglio un posto di lavoro, lo prendo, mi conquisto il mio territorio.

4. Secondo te gli animali hanno un’anima come gli esseri umani?
Sì, molto, ma molto più profonda della nostra. Io ne ho tanti di animali, ma lo vedo maggiormente nei miei cani. Basta un gesto, basta uno sguardo, basta una qualsiasi piccola cosa perché si crei sintonia. Loro capiscono quello che gli voglio dire, cosa voglio fargli fare e cosa voglio fare con loro, mi capiscono. Ce l’hanno proprio un’anima, molto più profonda della nostra. 

5. Sei un’attaccabrighe o una paciera?
Mi faccio i fatti miei, ma se mi rompono le scatole, io le rompo peggio ancora e attacco! 

6. La tua idea di felicità.
L’insieme delle cose che ho adesso nella vita: il mio lavoro, la mia famiglia, la persona a cui voglio bene e con cui sto bene e soprattutto i miei animali. Non riuscirei a essere felice senza avere un animale, ma non perché sono viziata e voglio il cagnolino, ma perché gli animali fanno proprio parte del mio carattere, della mia mente. Se non ho un contatto, un rapporto con il mondo animale, io sto male. 

7. Tre cose, in generale, che ti fanno schifo.
Da mangiare mi piace tutto! Per il resto, direi sicuramente l’ipocrisia e l’arroganza che noto soprattutto sul posto di lavoro. Una terza cosa non mi viene in mente. Sono poche le cose che non mi piacciono. 

8. Una lettura che ti ha appassionato e che ricordi con piacere.
Mi ha appassionato tanto un libro di Paulo Coelho, Lo Zahir, e anche Il cammino di Santiago, dello stesso autore. È un percorso di vita che lui fa ovviamente in mezzo alle sue dimensioni un po’ storiche antiche, un po’ fantascientifiche. Sono molto belli. 

9. Film e/o telefilm preferiti.
Tutti i film della Marvel, soprattutto Iron Man e X-Men. Poi molti film italiani, ce ne sono tanti. Telefilm preferito Grey’s Anatomy

10. Il tuo colore preferito.
Sono due, azzurro e verde.

11. Credi in Dio?
No, ho smesso.

In cosa credi?

Credo nella vita. Tu nasci perché sei portato da un tuo processo naturale a farlo e vai avanti, la tua vita te la fai tu. Per me Dio non esiste, quello che ho passato mi ha portato a pensare in questo modo. Tu sei la tua vita, tu porti avanti la tua vita. 

12. Secondo te, c’è vita dopo la morte?
No.

Se dovesse esserci una vita eterna dopo la morte, tu come la vorresti?

Il mio paradiso sarebbe avere un campo enorme con tanti animali e con le due, tre persone a cui voglio bene e di cui mi fido. E basta. Lì sarei felice per sempre.