venerdì 22 aprile 2016

chiusi dentro

La recente visione del film Room al cinema mi ha fatto pensare ad  altre due pellicole in cui lo spazio chiuso è l’ambientazione della storia, il tema centrale e la conseguenza dell’intromissione di “forze maligne”, le quali a volte abitano quello stesso spazio e a volte ne sono al di fuori.

Room (Lenny Abrahamson, 2015) - Una mamma e il suo bimbo chiusi in una stanza. Il loro “carceriere” entra ed esce da quello spazio che per il piccolo Jack è il mondo intero.
La tenera simbiosi tra questa madre e il figlio (concepito e nato in circostanze tragiche) non basta a placare nello spettatore lo sdegno provocato dalla cattiveria di cui sono vittime. Una cattiveria che nella vita reale ha raggiunto apici di orrore ben peggiori, infatti il romanzo da cui è tratto questo film (Stanza, letto, armadio, specchio di Emma Donoghue) è ispirato al ripugnante caso Fritzl.



The Hole (Nick Hamm, 2001) - Quattro ragazzi chiusi in un bunker. Il male è lì dentro con loro.
Thriller horror/psicologico saturo di angoscia che, quando uscì al cinema, traumatizzò la sottoscritta, allora ingenua sedicenne. E a ripensarci oggi, da ingenua trentunenne, ne sono ancora alquanto turbata.

Panic Room (David Fincher, 2002) - Una mamma e sua figlia adolescente chiuse in una stanza di sicurezza blindata. Il pericolo è fuori.
Thriller dalla trama un po’ debole ma che, grazie a un’ottima regia e a bravissimi attori come Jodie Foster, Forest Whitaker e Jared Leto, riesce comunque a creare molti momenti di suspense. Nel film c’è anche una giovanissima  “pre-Twilight” Kristen Stewart.